Koepka, no al golf a porte chiuse



Brooks Koepka non ha accolto con entusiasmo l’annuncio della ripartenza del golf a porte chiuse. Lo ha detto senza mezzi termini: “Giocare senza i tifosi sarà terribile. L’energia e la carica che offre il pubblico è il motivo per cui ci impegniamo e viviamo, anche noi golfisti”.

Il golf sarà uno dei primi sport a ripartire negli Stati Uniti, seppur a porte chiuse, per riuscire a convivere con l’emergenza coronavirus. Dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che in una conferenza stampa alla Casa Bianca ha indicato la linea da seguire, “spiegando che lo sport negli States deve ripartire anche per rilanciare l’economia”, il board del PGA Tour ha fissato la data di ripresa. Il massimo circuito americano del green ripartirà dal Texas con il Charles Schwab Challenge in un calendario completamente ridisegnato. Il torneo, inizialmente in programma dal 21 al 24 maggio, si giocherà dal 11 al 14 giugno (quando si sarebbe dovuto giocare il Canadian Open, cancellato) a Fort Worth.


Brooks Koepka scettico

Brooks Koepka, ex numero 1 al mondo, ha risposto all’annuncio del ritorno in campo da parte del  PGA Tour, che ha previsto almeno i primi 4 eventi (oltre allo Charles Challenge anche l’RBC Heritage, il Travelers Championship e il Rocket Mortage Classic) in scena a porte chiuse, senza celare il poco entusiasmo. La sua opinione peraltro pare non convincere molti protagonisti del circuito.

Per l’americano Koepka giocare senza il supporto dei tifosi avrebbe infatti poco senso. “Scendere in campo e sentire l’applauso del pubblico è speciale. Immagino la scena di un putt decisivo, all’ultima buca, solo lì con il mio caddie. Non sarebbe certo emozionante”.

Dopo i dubbi dello stesso board del massimo circuito americano del green, che ha chiesto l’allargamento dei test, anche sierologici, e la paura, non nascosta del direttore del Charles Schwab Challenge, Michael Tothe, circa le preoccupazioni sul ritorno in campo, ora a far suonare un nuovo campanello d’allarme è Koepka, big del golf mondiale. “L’organizzazione – si legge in una nota – continuerà a monitorare la situazione e a seguire le raccomandazioni delle autorità”.

Il field rischia di essere però orfani di molti big, specialmente europei, che avrebbero difficoltà a raggiungere gli Stati Uniti per prendere parte ai tornei.

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