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Matsuyama: primo giapponese a vincere un major


Hideki Matsuyama vince l'Augusta Masters 2021 con un colpo di vantaggio sull'americano Zalatoris e 3 su altri due americani, Spieth e Schauffele ed entra nella storia del golf: è il primo giapponese a vincere un major


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Augusta ha il suo eroe. Si chiama Hideki Matsuyama, ha 29 anni e vince il Masters numero 85 con lo score di 278 (69-71-65-73), 10 colpi sotto il par. Nessun giapponese aveva mai vinto un major prima d’ora. E quando una settimana fa, proprio qui, la diciassettenne Tsubasa Kajitani trionfava nello Women’s Amateur, lui commentava: “Vorrei seguire i suoi passi e rendere il Giappone fiero anche di me”.

Hideki aveva 19 anni ed era ancora al college, alla Tohoku Fukushi University di Sendai, quando giocò il suo primo Masters guadagnandosi un invito per aver vinto l’Asia-Pacific Amateur Championship. Poche settimane prima la sua università fu distrutta da uno tsunami, ma lui arrivò ad Augusta e chiuse il torneo un colpo sotto il par per la ventisettesima posizione, migliore dei dilettanti. Fece il suo ingresso nella Butler Cabin per l’intervista di rito e ricevette la Silver Cup. Dieci anni dopo ha percorso il Magnolia Lane da numero 25 al mondo, forte di cinque titoli nel Pga Tour e altri nove, di cui otto in Giappone. E mentre il collega Si Woo Kim spezzava il putter per la difficoltà dei green (salvo poi usare piuttosto bene un legno da terra), lui ha piazzato un 69 in apertura, secondo a quattro colpi dal leader. “In tanti anni mai visti green così duri e veloci, fondamentale piazzare la palla dalla parte giusta. Ho giocato un campo che non avevo mai visto”.


I PRECEDENTI

— Nelle sue partecipazioni ad Augusta solo un taglio mancato, poi un quinto e un settimo posto; anche lo scorso novembre era in posizione ma non era riuscito a fare meglio di tredicesimo. Sabato lo stop di un’ora per temporale (che ha passato in macchina a fare giochini sul cellulare) gli ha aperto un mondo: “Di lì in poi ho giocato ogni colpo come volevo”, ha detto. Risultato ne ha guadagnati sei in otto buche, 65 sullo score e il suo nome in cima al tabellone con distacco. Quattro colpi sul gruppo. “Un’esperienza nuova per me partire domenica mattina da leader”. E con ottime probabilità di successo data la qualità del gioco (71 lo score peggiore della settimana). Ma nulla è detto fino all’ultimo ad Augusta. Così la parte più fallosa del round finale è arrivata nelle ultime buche, proprio mentre Xander Schauffele si portava a ridosso infilando quattro birdie di fila prima della 16, dove però sforzi e speranze affondavano nel lago davanti al green. Ancora un’occasione mancata per il 27enne californiano: nel 2019 dietro a Tiger c’era lui. Del pro giapponese aveva detto: “È un incredibile giocatore di ferri e questo percorso gli sta perfetto”.



LA PRIMA VOLTA

— È festa per il team Matsuyama, il caddie Shota e il coach Hidenori Mezawa che lo segue da inizio anno; si commuove anche Bob Turner, l’interprete di tanti Masters sempre al suo fianco perché di un’intervista in inglese ancora non se parla. Ed è festa per il Giappone, un Paese che ama il golf e che si prepara a riceverlo per i Giochi Olimpici la prossima estate. Il runner-up a un solo colpo è Will Zalatoris, non ha mai mollato la presa. 278 (69-71-65-73) il suo score. Niente male per un debuttante (sul Pga Tour e ad Augusta) di 24 anni che arriva qui sei anni dopo la vittoria di Jordan Spieth (27). “Conosco Jordan da quando avevo dieci anni, giocavamo al Bent Tree di Dallas. Ricordo quando batté lo storico record del campo, aveva 14 anni. Gli ho visto fare cose incredibili. In Texas è sempre stato lui ad alzare l’asticella e per questo io e Scottie Sheffler gli dobbiamo molto. Potremmo essere una bella coppia in Ryder Cup, un mix del mio gioco lungo con i suoi magici chip e putt”. Il capitano del team Usa è avvisato. L’“amico e modello” Jordan ora però finisce dietro di due colpi. Grandi giocate e grandi pasticci, con lo stato di grazia sui green che per ora sembra averlo abbandonato. Si perde Justin Rose, già secondo due volte ad Augusta. Dopo il playoff contro Sergio Garcia nel 2017 aveva detto “ho infilato un braccio in quella giacca verde”. Anche questa volta si è messo in posizione con un grande avvio in 65 e soli 28 putt sullo score, una media difficile da tenere per quattro giorni quando anche i colpi al green cominciano a vacillare. Chiude settimo con 283 colpi. Si fa notare Jon Rham con il miglior giro di ieri, un 66 che lo piazza davanti a Rose.


Classifica finale

1 (278) Matsuyama 69-71-65-73

2 (279) Zalatoris 70-68-71-70

T3 (281) Spieth 71-68-72-70 ; Schauffele 72-69-68-72;

T5 (282) Rahm 72-72-72-66; Leishman 72-67-70-73 7 (283) Rose 65-72-72-74

T8 (284) Reed 70-75-70-69; Conners 73-69-68-74

T10 (285) Smith 74-68-73-70; Finau 74-66-73-72

52 (297) Molinari 74-73-69-81